La pressione della società competitiva in cui viviamo, influenzata sempre di più dal modello winner/loser (vincente/perdente) americano, ci può portare a pensare che se abbandoniamo qualcosa siamo dei falliti o ci stiamo avviando in quella direzione.
Altri elementi che possono intervenire a renderci difficile accettare una rinuncia sono:
-Ego: essere orgogliosi spesso ci ostacola più che aiutarci. Ci impedisce di vedere un passo indietro come un potenziale slancio per andare avanti.
–Narcisismo: ci può portare a stabilire degli standard alti che vogliamo mantenere con noi stessi e agli occhi degli altri per cui rinunciare a qualcosa ci può sembrare che ci faccia sembrare sconfitti.
–Perfezionismo: questa caratteristica ci porta a cercare di programmare e controllare tutto quello che facciamo per cui accettare di dover fare una rinuncia ci può risultare insopportabile. Perché la viviamo come una deviazione dai nostri piani o perché dimostra che non eravamo riusciti a prevedere la situazione in cui ci siamo trovati.
-Investimeno economico e/o affettivo: dedicare molte risorse a un progetto può renderci difficile rinunciarvi anche quando si dimostra fallimentare. Questo perché significa accettare di aver fatto un errore d’investimento e che quelle energie, soldi e tempo sono ormai perduti.
Come ci ricorda Miguel de Cervantes:
“Ritirarsi non è scappare, e restare non è un’azione saggia, quando c’è più ragione di temere che di sperare.” (Cervantes, 2014)
Le nostre vite sono fatte da una serie di scelte in sequenza, alcune sono insignificanti come mettere un abito di un colore piuttosto che di un altro, con altre invece possiamo cambiare il corso della nostra vita.
Indipendentemente da quale tipo di scelta stiamo facendo ci richiederà comunque di rinunciare a qualcosa. Nonostante sia ovvio che se vado a destra non posso andare anche a sinistra, accettare di cedere spesso non ci risulta facile, anche quando ci avvicina ai nostri obiettivi.
L’idea che scegliendo una possibilità dobbiamo rinunciare a un’altra, ci può far esitare, riempire di dubbi o, nei casi peggiori, mandare in crisi paralizzandoci.
Come posso imparare a rinunciare senza sentirmi in colpa?
Le rinunce possono essere di vari tipi:
-Lavorative.
-Economiche.
-Sociali.
-Affettive.
Qualunque siano gli ambiti toccati, la sfida è la stessa: imparare a scegliere le proprie priorità e lasciarsi qualcosa alle spalle. Non c’è altro modo se vogliamo utilizzare al meglio il nostro tempo e le nostre energie.
Ad esempio in ambito lavorativo, possiamo sentirci spinti ad accettare un carico sempre maggiore per paura di perdere qualche opportunità di farci notare e fare carriera, di non essere alla pari con gli altri o di venire giudicati.
In questo caso non saper rinunciare a qualcosa rischia di portarci al risultato opposto. Sacrificare sull’altare della carriera il tempo libero e quello da spendere con chi amiamo significa togliersi quella possibilità di recupero necessaria ad affrontare la settimana successiva. Alla lunga questo fa alzare i livelli di stress e rischia di portarci al burnout lavorativo e deteriorare i nostri rapporti interpersonali.
Ogni scelta la dobbiamo misurare sulla bilancia dei costi e benefici. Mi butto sul divano a vedere qualche puntata su Netflix, esco con gli amici, vado in palestra o mi dedico a un progetto personale? Non c’è una risposta giusta per tutti, ma nemmeno per tutti i momenti della vita della stessa persona.
Dobbiamo sempre tenere a mente quali sono i nostri bisogni e obiettivi. L’importante è non scordarsi mai che il fatto che non possiamo fare tutto va bene e che se anche rinunciamo a qualcosa non è detto che sia persa per sempre o che dovremo affrontare terribili conseguenze.
Come mettere via l’idea che rinunciare sia un fallimento:
Innanzitutto dobbiamo capire la nostra difficoltà a rinunciare a cosa è legata, perché può nascere da diversi tipi di paura:
-Di perdere il controllo su qualcosa o qualcuno.
-Di affrontare sentimenti indesiderati: certe volte ci riempiamo d’impegni proprio per non avere tempo di fermarci ad affrontare un nodo doloroso: una relazione che non va, un posto di lavoro che dovremmo lasciare, il senso di fallimento per qualcosa che non è andato come speravamo o un’abitudine dannosa da ridimensionare.
-Di fallire: questa è legata all’idea erronea che ogni rinuncia debba essere un ostacolo, un passo indietro, un segno che siamo deboli o non abbastanza competitivi.
Il nostro ego, ci può far credere che se abbandoniamo qualcosa lungo il nostro percorso siamo dei falliti o perdenti. Le rinunce, come anche i fallimenti, sono passi essenziali e indispensabili per arrivare lontano. Tutte le persone di successo con un briciolo di onestà intellettuale lo possono confermare.
Non è semplice riuscire a vedere le rinunce come un potenziale, dei momenti di riposo che ci ridanno energia o degli spunti di riflessione per capire come reindirizzare il nostro percorso.
Come posso capire quando devo abbandonare qualcosa?
L’indecisione può essere un grande ostacolo per capire se è il momento giusto per rinunciare a qualcosa. Possiamo però provare a fare nostre delle buone pratiche:
-Studia la situazione: prova a immaginare di dover dare un consiglio a qualcuno nella stessa situazione. Questo ti aiuterà ad allentare il carico emotivo, a distanziarti un momento dall’ansia e a scegliere in maniera razionale.
-Chiedi consiglio: una persona che ha più esperienza di te potrebbe aver già affrontato un problema simile e saperti indirizzare. In generale sentire il punto di vista di una persona esterna alla situazione può aiutarci a vederla da un’altra prospettiva e a trovare soluzioni creative.
-Scegli la serenità: rinunciare o perseverare? Se rinunciare, a cosa? In momenti di dubbio provare a immaginarsi di aver già preso una decisione può aiutarci a sentire quale delle possibilità ci fa immaginare più felici.
-Non guardarsi indietro: una volta presa una decisione è bene non tornare a rimuginarci sopra.
Rabindranath Tagore diceva:
“chi volta le spalle al sole vede solo la sua ombra” (Tagore, 2005).
Allo stesso modo guardarsi indietro ci farà rimanere chiusi nel dubbio di non aver preso la decisione giusta invece che permetterci di essere pronti a viverne i risultati.
Se ti rendi conto che rinunciare a qualcosa resta per te un problema che va a intaccare la qualità della tua vita lavorativa, sociale o sentimentale non accettare che debba essere così per sempre. Chiedere aiuto a un professionista specializzato ti permetterà di imparare a vivere le rinunce come parte del tuo percorso di soggettivazione (Cahn, 1998; 2010).
Articolo a cura del Dott. Ariele Di Gioacchino – Psicologo e Psicoterapeuta a Roma e San Giovanni Rotondo (FG)
Tutto ciò che è riportato su di questo sito web, documentazione, contenuti, testi, immagini, il logo, il lavoro artistico e la grafica sono di proprietà di Ariele Di Gioacchino, sono protetti dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autore stesso. Solo le illustrazioni sono state prese sul web, nello specifico dal sito Canva.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall’autore.
Bibliografia e sitografia dell’articolo “Possiamo fare delle rinunce senza starci male?”:
Cahn R. (1998). L’adolescente nella psicoanalisi. L’avventura della soggettivazione. Roma, Borla, 2000.
Cahn R. Una terza topica per l’adolescente? pubblicato in AeP Adolescenza e psicoanalisi. anno V, n. 1, pp.19-35, Roma, Magi, 2010.
De Cervantes M., Don Chisciotte della Mancia, Milano, Garzanti, 2014.
Tagore R., La poesia della natura, Milano, Guanda, 2005.